Le hostess di Coop-service, la competenza in un sorriso

Le vediamo ad ogni fiera, congresso, evento, sempre con un sorriso, pronte ad offrirci assistenza quando non sappiamo come accreditarci, come raggiungere uno stand o a con chi parlare se vogliamo interagire con una azienda espositrice. Questa è la storia di Coop-Service, specializzata nella fornitura di personale qualificato per eventi che nasce nel 1986 dall’idea di Bodill Larsen. Abbiamo incontrato la presidente Valentina Clò per farci raccontare il loro lavoro e le prospettive future.

Come nasce Coop-Service?

«La cooperativa nasce nel 1986. Per alcuni anni siamo stati fornitori ufficiali dell’ente Fiera di Rimini e poi siamo cresciuti. Io ho iniziato a lavorare in cooperativa circa quindici anni fa, Bodill era ancora la presidente e quando ha lasciato per andare in pensione, mi ha passato le consegne. Ora siamo in tre, io e un paio di collaboratori (Daniel Ferrante e Massimiliano Clò) con i quali gestisco tutte le attività necessarie. Siamo nati come fornitori di staff per gli eventi fieristici, ma ci siamo occupati anche di altro. Negli ultimi anni, specialmente dopo il Covid, siamo ritornati alle origini, scegliendo di concentrarci sui congressi medici. Io ho iniziato facendo la hostess e insieme abbiamo fatto un salto nel vuoto, imparando tutto in itinere».

Perché avete orientato la vostra strategia sui congressi medici?

«È stata una scelta di qualità. Il mondo fieristico richiede caratteristiche che sono legate all’immagine, mentre nei congressi medici il ruolo ricoperto da una hostess richiede molte competenze. Motivo per il quale c’è anche una ricerca specifica del personale. E questo ci differenzia dalla concorrenza. C’è anche un altro motivo legato ai nostri valori: noi non tolleriamo atteggiamenti maschilisti. È uno dei motivi per cui ci vogliamo distaccare dal settore fiere. Se ci chiedono abbigliamenti espliciti rifiutiamo, perché prima di tutto viene la dignità della persona.

Quali altri elementi vi differenziano rispetto alla concorrenza?

«Abbiamo scelto di concentrare il nostro lavoro in Emilia-Romagna, prevalentemente su Rimini, perché possiamo conoscere direttamente le persone che mandiamo, e questa è la nostra forza. Molte agenzie si rivolgono a società di Milano o Roma che prendono persone a caso, e questo rappresenta un rischio per la qualità del servizio. Per noi questo tipo di approccio è una competizione sleale». 

Come è cambiato il vostro lavoro nel corso degli anni?

«La tecnologia ha cambiato molto il nostro settore: codici QR, braccialetti elettronici. Prima c’era il biglietto cartaceo con moduli da compilare. Ora invece l’accredito è velocissimo. Quando io ho iniziato era tutto cartaceo e un accredito di 1.200 persone richiedeva almeno 3 ore, oggi si completa in un’ora».

Chi è l’hostess di un congresso e quali sono le sue mansioni?

«Nei congressi la hostess si occupa dell’accoglienza, dell’accredito (scansioni, firme su registri), dell’allestimento prima dell’evento, della costruzione delle shoppers per i partecipanti. Poi c’è il lavoro in sala: gestione del banco dei relatori, distribuzione dell’acqua, gestione delle domande, controllo dei tempi, supervisione del catering, rispetto del programma. Siamo figure nell’ombra ma garantiamo che un evento proceda senza intoppi». 

Come selezionate il vostro personale?

«Dal curriculum capiamo se una persona è portata, poi la contattiamo per un colloquio dal vivo e infine la testiamo sul campo, spesso affiancandola a una persona esperta. Purtroppo, in questo lavoro devi avere un certo approccio e ci sono persone che questa predisposizione non ce l’hanno. Inoltre, essendo un lavoro a chiamata e non continuativo, non sempre le persone sono disponibili, per questo lavoriamo anche con chi fanno la stagione estiva e quando inizia la stagione dei convegni è a disposizione. Questo è un lavoro che, se fatto consapevolmente è bellissimo, dà tanta soddisfazione e permette di imparare molto. Ma devo dire che le ragazze che si candidano adesso sono però molto meno motivate e meno proattive rispetto al passato. Hanno altre aspettative, perché lo considerano un lavoro da fare quando si studia; quindi, non danno un valore profondo a questa professione».

Come lo formate?

«Diamo una infarinatura generale, ma è l’esperienza che forma davvero. È un lavoro in cui ci sono tante situazioni differenti e non possiamo trasferire tutte le nozioni in anticipo, per questo ho cercato di creare un buon clima, basato sull’ascolto. E sono sempre presente, per essere una figura di riferimento».

Quali sono i progetti futuri per Coop-Service?

«In questo momento ci troviamo in una fase molto positiva, vorremmo aumentare il volume di lavoro, ma siamo già soddisfatti nel nostro piccolo. Mi piacerebbe restare un “artigiano dei congressi”, perché così posso offrire la qualità delle persone e del servizio. Il bello di questo lavoro è che collabori con persone diverse e hai tanti stimoli».

Alessandra Catania 

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