Apofruit Italia, da 65 anni la frutta in tutto il mondo

I soci sono 2.600, dal Trentino alla Sicilia, e gli stabilimenti dodici, di cui otto in Emilia-Romagna. Il valore della produzione di tutto il gruppo raggiunge i 320 milioni. Buono l’andamento del biologico, che rappresenta il 25 % del conferimento

Quest’anno Apofruit festeggia 65 anni di vita, una ricorrenza inusuale ma, come spiega il presidente Mirco Zanotti, «obbligata perché il 60esimo è caduto in piena pandemia da Covid 19 e siccome volevamo cogliere l’occasione per condividere con i soci la storia della cooperativa, con le sfide affrontate e quello che ha fatto, abbiamo deciso di festeggiare questo compleanno ‘anomalo’». 

Visto che siete vicini a festeggiarla, qual è la storia di Apofruit?  

«Apofruit nasce appunto all’inizio del 1960 con la costituzione di Cof, Cooperativa orto-frutticoltori di Cesena, nata allora dall’esigenza di offrire agli agricoltori che cominciavano a soffrire le difficoltà di un mercato volubile una struttura che permettesse loro di affrontare i mercati, esportare la produzione, fare aggregazione». 

Come si è evoluta la cooperativa? 

«All’inizio aveva una connotazione legata soprattutto al nord ma dagli anni 2000, con la costituzione di Apofruit Italia appunto, si è ampliata la presenza nel territorio italiano, nel Lazio e nella Basilicata». 

Un po’ di numeri per capire la realtà di Apofruit. 

«Contiamo circa 2.700 soci dal Trentino fino alla Sicilia mentre gli stabilimenti sono presenti per la maggior parte in Emilia-Romagna, otto, mentre due sono nel Lazio e uno in Basilicata e uno in Sicilia, a Donna Lucata. Questa situazione ci ha ispirato a visitare col consiglio di amministrazione tutte le realtà produttive: ci aiuta nel momento in cui dobbiamo prendere decisioni, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti».  

E qual è la misura della produzione? 

«Raggiungiamo in media 1 milione e 500mila quintali di prodotto all’anno, un dato che però negli anni è soggetto a fluttuazioni perché i cambiamenti climatici e le avversità meteorologiche possono avere un impatto significativo. Il valore della produzione dei soci è pari a 240 milioni. Se a questa cifra aggiungiamo quella delle controllate il valore della produzione del gruppo raggiunge i 320 milioni circa».

Uno dei temi con cui il mondo agricolo si sta confrontando sempre più è il cambiamento climatico: che cosa significa per voi? 

«Non avere mai la sicurezza di poter raccogliere il frutto di mesi di lavoro. Per questo come cooperativa cerchiamo di aiutare i soci a mettere in atto tutte le attività che possono proteggere le coltivazioni, attraverso programmi operativi con capitoli di spesa che riguardano per esempio la protezione dalla grandine o dalla brina. Portiamo all’attenzione dei soci le opportunità che provengono dai bandi delle Regioni». 

Le Regioni sono presenti, quindi. E il Governo? 

«Il rapporto col Governo è costante ma speriamo che possano migliorare le risposte in termini di tempistiche e di entità degli aiuti che vanno concessi agli agricoltori: come nel caso dell’alluvione non si possono attendere mesi o anni per ricevere risposte sui ristori, altrimenti le aziende possono chiudere e non riaprire più, con un danno importante non solo per le strutture di conferimento come noi ma anche per tutto il settore economico del territorio».

Per molto tempo le aziende agricole sono state spinte a scegliere di aggregarsi: è ancora una scelta conveniente?

«La storia di Apofruit è una storia di aggregazione e le politiche comunitarie e nazionali spingono verso le aggregazioni di produttori. È vero che a volte ci scontriamo col fatto che strutture di dimensioni come la nostra vengono penalizzate. Un esempio sono gli sgravi contributivi dove un un elemento discriminante  è il tetto massimo per ogni singolo che ne abbia diritto». 

Apofruit vende prodotti italiani in tutta Europa, anzi in tutto il mondo: com’è andata la campagna dell’ultimo anno? 

«Dal punto di vista produttivo bene perché siamo tornati a livelli abbastanza in linea con le nostre potenzialità produttive. Abbiamo registrato qualche problema legato al clima soprattutto nelle aree del centro-sud ma al momento attuale abbiamo riscontri positivi: abbiamo liquidato ai soci le produzioni estive 2024 mentre lo debbono essere ancora quelle autunnali e invernali».

Insomma è il riscontro dei soci che decide se la cooperativa ha avuto una buona campagna.

«Certo. Il nostro impegno è quello di collocare sul mercato nel miglior modo possibile la produzione dei soci. Affrontiamo tutti i mercati mondiali in cui possiamo esportare: attualmente circa il 60 % del nostro prodotto è destinato al mercato nazionale e il 40 % a quello estero».

A proposito di mercati ci dica come sta andando quello del biologico. 

«Recentemente si è assestato, un po’ anche per le difficoltà delle famiglie e la contrazione dei consumi. Il biologico rappresenta il 25 % in quintali del nostro conferimento e il 30 % come valore economico. Inoltre all’interno dei punti vendita della grande distribuzione commercializziamo i prodotti biologici in “isole” gestite direttamente da noi: i risultati che abbiamo sono positivi e in controtendenza rispetto al dato nazionale». 

Fate anche vendita diretta dei prodotti?  

«Sì, abbiamo spazi aziendali nei nostri stabilimenti: il più importante è a Pieve Sestina, che è stato recentemente rinnovato e ampliato. Il riscontro è positivo, sia dal punto di vista dei dipendenti sia dei consumatori del circondario». 

Quali sono le sfide di Apofruit Italia per i prossimi anni?  

«Gli agricoltori oggi si trovano a a dovere affrontare problematiche inerenti ai cambiamenti climatici, alla razionalizzazione dei principi attivi dei fitofarmaci, all’aumento dei costi che va a erodere il reddito. Per i prossimi anni le sfide sono quelle di valorizzare l’attività dell’agricoltore perché sia al centro dell’agenda politica. Senza gli agricoltori l’Italia perde un pezzo importante della propria economia». 

È partita l’edizione 2025 di Coopstartup Romagna per la nascita di nuove cooperative: che consiglio darebbe a un giovane  che volesse costituire una cooperativa? 

«Di ricordarsi che è una attività che non pone al centro l’individuo ma la collettività, il bene di tutti».  

Intervista pubblicata sul n.3/2025 della Visione Cooperativa

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